Interviste
Sandro Cutrupi,dalla panchina alla scrivania Stampa E-mail
Scritto da Giandomenico Scigliano   
Giovedì 22 Luglio 2010 06:41

Dopo nove anni, di cui otto consecutivi alla guida tecnica, Sandro Cutrupi ha deciso di spogliarsi dei panni di allenatore factotum, per ricoprire il nuovo ruolo di presidente della storica società reggina, la più presente nel massimo campionato regionale. Le vicissitudini della Gallinese hanno, in un certo senso, spinto il tecnico a fare questa scelta.

Sandro Cutrupi, ovvero “La Gallinese” ci spiega questa mini rivoluzione della Gallinese e soprattutto quando è maturata la tua decisione di lasciare il ruolo di allenatore della squadra.

Per far capire meglio le ragioni della mia scelta è opportuno ricordare che questa squadra è stata fondata da me ed altri amici più di dieci anni fa, quando ancora pochissimi a Gallina conoscevano la disciplina del calcio a 5, ed in questa società personalmente ho ricoperto tutti i ruoli, dal dirigente, all’allenatore ed al giocatore, quindi per me rappresenta una vera e propria “seconda famiglia”. Nell’ultima stagione, precisamente nel periodo natalizio, il gruppo di dirigenti che collaborava con me, ai quali va il mio pubblico ringraziamento per quanto fatto per la Gallinese, ha deciso di lasciare la squadra per divergenze di opinioni con il sottoscritto, quindi per tutto il girone di ritorno e due giornate di quello di andata, mi sono ritrovato da solo a dover gestire tutta la società, pertanto spesso mi capitava di “trascurare “ la parte tecnica per via delle troppe responsabilità anche lavorative che mi impegnavano fino a tardi, e per questo voglio ringraziare tutta la squadra ed in particolare Gianni Venanzi che mi sostituiva per la grande serietà e l’impegno che hanno profuso. Quindi è stato in quel periodo che ho cominciato a maturare l’idea che anziché trovare persone di mia fiducia che mi aiutassero come dirigenti, ho pensato che era più semplice trovare un buon allenatore ed occuparmi io dell’organizzazione della società.

Quindi come ha organizzato la nuova società?

Dopo la fine della scorsa stagione, mi sono incontrato con i giocatori più anziani ed abbiamo costituito il nuovo direttivo che comprende oltre me, Peppe Tamiro, Diego Iracà che sarà anche l’allenatore della squadra Juniores ed il dottor Filippo Siclari, quest’ultimo responsabile del settore giovanile. Quindi abbiamo iniziato a programmare la nuova stagione, senza grandi proclami  ma badando all’essenziale per garantire il futuro a questa squadra improntando la nostra gestione, che qualcuno definisce da tornei estivi ma che è stato dimostrato negli anni essere garanzia di serietà e risultati, su quella continuità che da anni contraddistingue la Gallinese che, al momento, è la società con la più lunga militanza ininterrotta in serie C1.

Peppe Musolino ufficialmente nuovo allenatore?

Peppe Musolino, ex giocatore ad ottimi livelli di calcio a cinque che non ha bisogno di presentazioni da parte mia, visto lo spessore del personaggio, con il quale ho condiviso l’esperienza del corso allenatori fatto nel 2006, che ha accettato con entusiasmo di allenare la Gallinese e noi dirigenti siamo certi che con la sua esperienza e le sue indiscusse capacità tecniche e di conoscenza del calcio a 5 ci darà grandi soddisfazioni.

Capitolo giocatori, confermati praticamente tutti, chi arriverà come rinforzo?

Partiamo dalla riconferma di tutta la rosa che ha concluso la scorsa stagione, poi valuteremo se fra i nostri giocatori c’è qualcuno che vuole cambiare squadra e cercheremo di accontentarlo cercando il meglio per il ragazzo ma anche per la Gallinese come è sempre stato nelle abitudini della società, mentre per quanto riguarda nuovi arrivi, posso dire che abbiamo dei contatti molto ben avviati, quasi in dirittura di arrivo, con qualche importante giocatore reggino, ma non essendoci ancora l’ufficialità non aggiungo altro per una questione di correttezza.

Che serie C1 prevede Sandro Cutrupi?

Secondo me è ancora presto per fare pronostici, in quanto bisogna aspettare eventuali ripescaggi e soprattutto la regolarizzazione delle procedure di iscrizione delle varie squadre, ed a questo proposito voglio puntualizzare che, a differenza di tutte le dicerie di questa prima parte d’estate, la Gallinese ha già effettuato la propria iscrizione versando in anticipo quanto dovuto al C.R.A. per la partecipazione al campionato di serie C1 e Juniores.

Concluda questa intervista con il Cutrupi pensiero.

Più che con un pensiero, chiudo ringraziando il pallone in rete per lo spazio concessomi ed in particolare Peppe Madeo con il quale sono legato da profonda e sincera amicizia e che grazie alla sua preparazione quest’anno avrò il grande piacere di ritrovare in serie C1 con il suo Fabrizio e quindi di poterlo riabbracciare almeno due volte.

 
Cipolla-Città di Rende,manca solo la firma Stampa E-mail
Scritto da Giandomenico Scigliano   
Mercoledì 30 Giugno 2010 07:20

Sempre più vicino oramai al Città di Rende, Francesco Cipolla parla della sua nuova squadra, della stagione appena trascorsa e della toccante esperienza fatta in Africa, dalla quale ne è uscito certamente arricchito, tanto da provare a dare un ulteriore contributo coinvolgendo l’intero movimento del calcio A5 calabrese.

Partiamo col chiederti ovviamente della stagione appena trascorsa. Che esperienza è stata?

Senza dubbio, la stagione a Cetraro, è da archiviarsi come una delle più positive della mia carriera da calcettista. Sempre protagonista insieme a tutti i miei compagni di squadra, la società ed i tifosi fino all’ ultimo secondo. Stagione dove personalmente le soddisfazioni hanno di gran lunga superato l’ amarezza per non aver portato a casa la vittoria del campionato e della finale regionale dei play off. Anche se non nascondo che spesso mi sono ritrovato a pensare a quale partita, quale episodio, quale dettaglio ci ha fatto perdere quel fatidico punto e quel titolo a cui tutti credevamo.

La Fata Morgana vi ha battuti sul filo di lana nella finale play off. Descrivici quei momenti e soprattutto cosa hai provato?

La delusione dopo la partita con la Fata Morgana è stata grande. Nel doppio confronto forse loro sono stati superiori ed hanno meritato il passaggio del turno, ma onestamente nella partita di ritorno, dopo esser stati per più volte in vantaggio di 2/3 reti, ci abbiamo più che creduto. Personalmente, dopo quel bellissimo goal, pensavo di averla chiusa, ed invece Rappocciolo è stato bravo a trascinare la partita ai supplementari. Dopo quella partita in molti hanno buttato la croce su Gervasi, ma la responsabilità va suddivisa tra tutti, ed un particolare su cui ho qualche rimpianto è stata quella punizione battuta all’ ultimo secondo dove secondo me sarebbe stato meglio un “tocco e tiro” piuttosto che un tiro diretto con una barriera formata da 3 persone più il portiere.  Ma ormai è acqua passata e complimenti alla Fata Morgana, a cui auguro di essere ripescata in serie B.

La squadra che ti ha sorpreso e quella dalla quale ti saresti aspettato di più nella scorsa stagione?

È facile rispondere a questa domanda: senza dubbio Rogliano in positivo e Atletico Catanzaro in negativo. La compagine di Mendicino ha fatto un campionato perfetto, unico neo, che poi comunque non ha influito, il deficit negli scontri diretti, dove noi del Citrarum siamo stati nettamente la squadra migliore.  Il team di Rotundo, dopo una partenza convinta, si è sciolta piano piano, trovando la salvezza nelle ultime giornate, cosa difficilmente ipotizzabile ad inizio stagione.

La classifica finale ha rispecchiato gli effettivi valori delle squadre?

Un campionato non è una partita secca, dove tutto può succedere. Alla fine i valori vengono fuori, e 99 volte su 100 vince la squadra che effettivamente ha fatto qualcosa in più rispetto delle altre, e quindi il Rogliano meritatamente campione. Per quanto riguarda le altre posizioni, penso che rispecchino il valore effettivo visto in campo, anche nella zona retrocessione, dove l’ Oratorio non ha mantenuto la categoria per via della marea di punti concessi sul proprio campo, al contrario di 2 stagioni fa.

Il giocatore più determinante ed il giovane più interessante, che consiglieresti alla tua nuova società?

Chiappetta del Rogliano (anche se nelle 2 partite contro di noi non ha brillato) è stato un fattore determinante. E per quanto riguarda il giovane, nonostante la sciagurata partita contro la Fata Morgana, penso che Gervasi, classe ’91, se allenato in maniera seria, sia un portiere di sicuro avvenire.

Il Città di Rende la tua nuova squadra?

Per quanto riguarda il mercato, quest’ anno l’ho vissuto meno intensamente del passato, in quanto subito dopo la fine del campionato scorso sono partito per l’ Africa, Kenya, a lavorare in una missione come volontario responsabile delle attività sportive rivolte ai ragazzi. Fabrizio, Mirto, F.F. Paola e Città di Rende mi hanno cercato, ed ancora oggi stiamo valutando insieme al “gruppo” formato da De Rango, mio fratello, Barbuto e Laino, dove poter andare a giocare. La nostra priorità è quella di affrontare il prossimo campionato nella stessa compagine, andremo dove questo sarà realizzabile, naturalmente andando incontro alle dirigenze che ci contatteranno, essendo consapevoli della crisi che attanaglia la nostra regione ed il nostro movimento. In tutta sincerità, confermo che il Città di Rende è la squadra a cui siamo più vicini.

Lo scorso anno due matricole ai primi due posti. Pensi che si possa ripetere una cosa simile?

Sono sicuro che, com’è stato nello scorso torneo, anche quest’anno le matricole giocheranno un ruolo da protagoniste. Il gioco organizzato del Fabrizio di Madeo darà i suoi frutti anche in C1, la forza del gruppo e la preparazione di mister Alia farà si che il Lokron giochi per un posto tra le prime 5 e la voglia di rivalsa del Città di Rende, reduce da un paio di stagioni deludenti nel massimo campionato regionale, sono tutti fattori che peseranno nell’ arco della stagione. Poi certamente l’ orgoglio e la voglia di vincere di Stancati ed il Citrarum e la qualità dei calcettisti a disposizione di Rotundo non faranno da sparring partners. Sulle altre non esprimo in quanto non conosco la situazione.

Nella risposta sulla tua nuova squadra, hai detto del tuo recente viaggio in Africa. Raccontaci questa importante esperienza.

L’ esperienza in Africa è stato qualcosa di forte, molto più dura di ciò che mi aspettavo. Si vive in una condizione che definire di miseria risulta essere un eufemismo. La realtà supera la più tremenda immaginazione. Le slums (vi invito a scrivere “Kibera” su google e vedere di cosa si tratta), l’ AIDS (nella zona dove ho abitato la percentuale di persone infette superava il 60%), le strade, la disintegrazione della famiglia, la corruzione, sono piaghe indissolubili e per le quali non vedo una soluzione a breve – medio termine. All’ interno dell’ associazione Stella Cometa coordinata in loco dal missionario Don Battista Cimino, mi sono occupato della ricerca di soluzioni di un programma di sostentamento alle famiglie disagiate, all’ organizzazioni di attività sportive (calcio a 5 compreso) per i numerosi giovani presenti in zona ed al potenziamento, sfruttando appunto lo sport e la presenza di una palla che è sempre uno strumento di attrattiva molto potente, delle conoscenze riguardo la prevenzione all’ AIDS, educazione alimentare, educazione sessuale e consapevolezza. Lavoro che ho solo accennato e che ha trovato subito il consenso del parroco della zona, che mi ha chiesto di ritornare assegnandomi 2 ettari di terreno sul quale costruire un centro di aggregazione giovanile. È qualcosa di molto importante, che può dare una fiammella di speranza a tantissime persone che non hanno davvero nulla. Il nostro movimento potrebbe fare tanto con poco. Si tratterebbe di dare un piccolo contributo per squadra da destinare alla realizzazione di questo semplice progetto, metter su un campo di erba sintetica 40x20 ed un piccolo anfiteatro vicino, dove poter svolgere le lezioni. Oltre al contributo economico, sarebbero apprezzatissime donazioni di materiale sportivo (scarpe, palloni, divise) anche usato. Conosco lo scetticismo che c’ è per quanto riguarda queste iniziative, ma io voglio provarci lo stesso, devo farlo, perché una volta che ci sei stato non puoi far finta di nulla. Spero e sono convinto che qualcuno risponderà all’ appello (in verità qualcuno lo ha già fatto), sarebbe davvero qualcosa di molto bello e di cui potremmo “vantarci” come movimento calcettistico calabrese.

Questo è il documento ufficiale che ne certifica l’ autenticità.

 

 

 

 
Mister Sansotta: "Una stagione vissuta a pieni giri" Stampa E-mail
Scritto da Luca Sarroino   
Venerdì 25 Giugno 2010 18:27

Tra le nuove realtà che, nella prossima stagione saranno protagoniste del campionato di C2 girone B un ruolo da protagonista intende ritagliarselo la neo promossa Bovalino. Approfondiamo con il tecnico della promozione Gianfranco Sansotta (nella foto), le aspettative della matricola reggina.

Anzitutto ci confidi il suo pensiero sulla splendida annata vissuta a Bovalino.

Il 20 giugno, con la disputa del Memorial Sansotta, si è conclusa la nostra fantastica stagione che ci ha visto protagonisti sia nel campionato con la promozione in C2 che, nella coppa Calabria, con la finale disputata al PalaCorvo contro la Catanzarese Stefano Gallo. Tutto ciò giocando un buon Calcio a 5.

Dopo i doverosi festeggiamenti, quali sono i programma per prossimo campionato?

Smaltiti i bagordi, in un incontro con la società si è deciso di proseguire insieme con il lavoro che ci ha dato tante soddisfazioni, programmando, da subito la prossima stagione. L’obiettivo è quello di inserire in organico nuovi giocatori ampliando lo staff tecnico altresì, avvalendoci dell’utilizzo di un medico sociale con una convenzione con un centro fisiatrico per il recupero fisico degli atleti.

A Bovalino ci sono i presupposti per puntare a fare qualcosa d’importante magari alla C1?

La società si è prefissata di raggiungere la promozione in C1 nell’arco di tre anni, passando per la valorizzazione del settore giovanile, tant’è che quest’anno si partirà con la Juniores che dovrà essere di supporto alla prima squadra.

Tu che vieni dalla realtà di Catanzaro molto sviluppata nel mondo del calcio a 5 rispetto alla nostra....stai vedendo miglioramenti in questa zona? Cosa manca per competere con le squadre catanzaresi reggine e cosentine?

Purtroppo ci sono delle differenze tra il calcio a 5 che si pratica a CZ, RC e CS rispetto a quello giocato nelle nostre zone. In queste tre realtà questo sport è cresciuto in maniera esponenziale, con più squadre che praticano il futsal. Tutto ciò permette alle società di non dover cercare giocatori dal calcio a 11 ma, di attingere dai loro settori giovanili con tecnici qualificati e preparati. Se anche noi investiamo risorse e tempo nel settore giovanile il gap sarà azzerato.

Si è preso qualche rivincita soprattutto in riferimento alla parentesi sfortunata di Siderno in C1?

Altre volte mi hanno posto la domanda sull’infelice stagione al Siderno. Come sempre rispondo che, purtroppo, non c’erano le condizioni perché io potessi fare calcio a 5. I rapporti con la società e con i giocatori, sono e resteranno sempre ottimi. Non ho pensato ad alcuna rivincita ma, solo a lavorare bene per il Bovalino calcio a 5.

Tornando al campionato stravinto di quest'anno il Bovalino, era, secondo lei, troppo superiore rispetto alle altre squadre?

Per quanto riguarda il Campionato appena vinto nel fare i complimenti alla squadra del Tropical Ardore che è stata una degna avversaria con giocatori di gran valore, vorrei rispondere al signor Alessi (specifico signore e non mister, il riferimento è alla parola inglese mister = signore e non allenatore essendo questa una qualifica che si ottiene solo frequentando e superando un corso della F.I.G.C.), in merito all’affermazione che la differenza tra il Tropical e il Bovalino calcio a 5 sia stata solo la fortuna. Ricordo al sig. Alessi che, i punti di distacco tra la prima classificata e la seconda classificata sono stati 10, che le vittorie sono state 18, 2 i pareggi e ZERU sconfitte. Se poi aggiungiamo le 8 vittorie in coppa e l’unica sconfitta (finale al PalaCorvo con la Catanzarese) passiamo a 26 vittorie, 2 pareggi e 1 sconfitta. A ciò, va sommata la migliore differenza reti, 9 giocatori in doppia cifra su 12 ed un calciatore Pipicelli (foto a destra) che ha effettuato 35 reti in campionato in 13 partite su 20 disputate. Per questi motivi ritengo che, la dea bendata da Bovalino non sia proprio passata, per Lei lì non c’era lavoro.

Una considerazione finale...ringraziamenti particolari?...

L’occasione mi è gradita per ringraziare tutta la Società del Bovalino C5. Dal Presidente Vincenzo Scordino ai vice presidenti Giovanni Schirippa e Luciano Nobili, ai dirigenti Paolo Schirippa e Mimmo D’agostino al DG Andrea Scordino (che e’ stato quello che piu di tutti mi ha dovuto sopportare). Un ringraziamento particolare va pure a Mimmo Angelieri il nostro magazziniere tutto fare ed in fine alle nostre famiglie che hanno dovuto sopportare le nostre assenze .

 

 

 
Roberto Emo: "La Cadi si sarebbe potuta salvare se avesse avuto un... allenatore" Stampa E-mail
Scritto da Cristoforo Malara   
Mercoledì 26 Maggio 2010 07:00

E’ durata appena una stagione la permanenza della Cadi Reggio nel campionato di serie A2. Con Roberto Emo (nella foto) allenatore del sodalizio reggino analizziamo i motivi della retrocessione disquisendo anche sul futuro.

Esattamente un anno fa si celebrava l’ottima stagione della Cadi in serie B coincisa poi, con il ripescaggio in A2. Alla luce della retrocessione maturata in un tribolato campionato non crede sarebbe stato meglio restare in serie B?

No assolutamente. La serie A2 è una categoria altamente gratificante e senz’altro meno condizionata da fattori “esterni” ovvero “campi caldi” nella quale, si può lavorare proficuamente e far crescere in maniera adeguata i giovani che dimostrano di avere le giuste capacità tecniche e mentali. Essere arrivati a questa categoria con un anno di anticipo è stato motivo di grande soddisfazione e mai di rimpianto. Piuttosto il rimpianto è solo e soltanto mio. Questa squadra avrebbe potuto tranquillamente salvarsi, esprimendo anche dell’ottimo calcio a 5, se avesse avuto un allenatore! Certo … detto dallo stesso allenatore sembra una frase ad effetto ma, non lo è. Già a luglio informai i dirigenti della possibilità che impegni di lavoro mi portassero lontano da Reggio e ciò – purtroppo – si è concretizzato a settembre proprio in sede di preparazione precampionato. A quel punto la dirigenza, alla quale mi lega un rapporto di amicizia che va ben oltre lo sport e sconfina nel rispetto assoluto, mi fece presente che reperire un allenatore in grado di portare avanti un campionato di serie A2 era quasi impossibile, se non a costo di un notevole sacrificio economico che il Real Reggio non avrebbe potuto senz’altro sostenere. Ho quindi iniziato un odissea fatta di allenamenti a settimane alterne! Una settimana presente ed una settimana assente perché a Milano. Si può ben capire che è stata una situazione difficilissima per me e per la squadra. Ho dovuto programmare quasi tutte le trasferte in maniera tale che il sabato, invece di tornare a casa dalla mia famiglia, dovessi prendere da Milano il volo ora per Bari, ora per Roma e così via a seconda della città dove giocavamo, dopo una settimana che la squadra si era allenata da sola. Un vero massacro! La cosa bella è che in ogni caso io e gli splendidi ragazzi che ho avuto il piacere di allenare quest’anno, ce l’abbiamo messa tutta ed anche in queste condizioni critiche ci saremmo potuti salvare se non fosse stato per il cataclisma degli infortuni che ci ha perseguitato per tutto il campionato. Abbiamo iniziato la stagione praticamente senza brasiliani, poi quando Atkinson, Juninho e Lovatel sono riusciti a superare i numerosi guai fisici, la squadra ha davvero fatto bene con grandi partite ed il culmine si è raggiunto con la grandissima vittoria interna 10-6 contro l’Acqua & Sapone che fino a quel momento 10 gol non li mai aveva presi durante tutto il campionato. Quella, purtroppo, è stata la classica vittoria di Pirro. Da quella partita in poi la mia squadra è scomparsa, proprio nel senso fisico della parola! In tantissimi anni di calcio a 5 non mi era mai capitato di non poter allenare per mancanza di giocatori! Fuori per lungo tempo Bianco, Durante, Lovatel, Marcianò, Vadalà, via dall’Italia Juninho per motivi personali e via da Reggio il nostro indomito capitano Olivieri per motivi di lavoro! Un ecatombe. Ci ha tenuto a galla il grossissimo spirito di sacrificio dei ragazzi dell’Under, della dirigenza e dei giocatori infortunati che non hanno mai mollato per recuperare prima possibile.

Una matricola come la Licogest ha centrato i play-off mentre, la Cadi in teoria più avvezza al campionato superiore, ha sempre arrancato. Cosa vi è mancato?

Avvezza in che senso? Questa per noi è stata la prima esperienza in assoluto in serie A! Abbiamo avuto in rosa gente che la serie A l’ha disputata per un bel po’ di tempo, come Lo Gatto, Marcianò e Lovatel, ma, per il resto, seguendo fino in fondo la nostra politica dei giovani, ci siamo affidati ai vari Durante, Labate, Votano, Surace e Creaco oltre a gente come Vadalà, che ad inizio stagione tremava all’idea di giocare in questa categoria e poi si è dimostrato un autentico pilastro. La Licogest, invece, era praticamente il Reggio C/5 di due stagioni fa che realmente ha disputato il campionato di massima serie con una foltissima colonia di brasiliani. Ciò non toglie che il mitico Pino Molluso ha fatto come sempre un grandissimo lavoro e mi dispiace che non abbia potuto completare l’opera avendo la possibilità di giocarsela fino in fondo nei play-off promozione. Cosa ci è mancato l’ho già detto prima: senz’altro un allenatore full time e poi un pizzico di fortuna.

Quanto ha inciso nel morale dei giocatori la sua squalifica?

Tantissimo per i motivi che ti ho già raccontato. Per me era già difficile allenare in quella situazione, figurarsi quanto possa avere inciso non poter sedermi in panchina nelle ultime sette/otto gare che hanno deciso la stagione. E’ stata un angoscia per me e per i giocatori.

Cosa non rifarebbe in questa stagione?

Sarebbe facile dire “non avrei dovuto accettato di allenare in queste condizioni” ma, purtroppo non è così. Quando persone alle quali sei legato da un’amicizia e una stima profonda come Labate e De Pasquale che, io ho riportato nel calcio a 5, ti chiedono di stringere i denti e di portare avanti il nostro progetto, la mia risposta sarebbe stata sempre si anche a costo di continuare a sbagliare. Per il resto ho avuto a disposizione giocatori eccezionali sia sotto l’aspetto umano che tecnico confesso che mi è scappata una lacrimuccia il giorno della partenza di Bianco, Lovatel e Atckinson (foto in alto a sinistra), sintomo di un affetto profondo. Mi fa rabbia pensare che nonostante tutto siamo retrocessi per un tiro libero finito sul palo a 10” da termine. Tutto qui.

La società reggina ha assimilato la retrocessione? Quali sono i programmi futuri?

Credo di si anche perché il resto il progetto è andato avanti benissimo se pensiamo che 5 Under hanno giocato stabilmente in prima squadra facendo cose egregie che, la stessa Under (foto a destra) si è laureata campione regionale finendo poi tra le prime otto squadre d’Italia (l’unica senza alcun brasiliano!) sia in campionato che in Coppa Italia e che la stessa cosa è successa con la squadra Juniores. Sarebbe stupido buttare a mare questo immenso patrimonio.

Nella prossima stagione sarai ancora alla guida della Cadi?

Assolutamente no. La mia esperienza come allenatore è conclusa. Non ho mai allenato per soldi o per diventare qualcuno in questo sport ma, solo per la passione e per lo spirito che ha animato ogni nuova stagione. Ho amato questo sport ma, ho amato ancor di più allenare, perché mi ha dato la possibilità di conoscere tanti ragazzi ai quali sono legatissimo e che vorrò bene per sempre. Lo sport è bello proprio per questo, al di là dei risultati sportivi, se ti fai voler bene e riesci a voler bene, hai già vinto senza bisogno di nessuna alchimia tattica. Mi fa anche tanto piacere che chi ha giocato con me e poi si è cimentato da allenatore, ha sempre sposato il mio progetto tattico, segno che qualcosa ho lasciato ai posteri. E’ chiaro che poi l’abilità delle nuove leve è quella di aggiungere sempre e comunque qualcosa di personale, ma credo che ogni allenatore abbia la presunzione giusta per capirlo. Adesso è arrivato il momento di “allenare” la mia famiglia e in particolare le mie figlie, visto il tempo che già mi toglie il mio lavoro.

A conclusione di questa sincero colloquio esprima una sua considerazione.

Approfittodi questa intervista per fare un grosso in bocca al lupo alla Fata Morgana per le fasi nazionali dei play-off promozione. Anche in quella squadra c’è un pezzettino del mio cuore che batte quando vedo ancora gente come Laurendi, Quattrone, Rodà, Praticò e Rappociolo che danno l’anima in campo. Grazie di tutto e a presto.

 
Mendicino,Madeo e Alia vincenti in maniera diversa Stampa E-mail
Scritto da Luca Sarroino   
Giovedì 13 Maggio 2010 06:50

Mendicino, Madeo e Alia tre allenatori diversi tra loro ma accomunati dalla stesso risultato finale, la vittoria. Abbiamo rivolto loro una serie di domande, per rivivere il film della stagione appena conclusa e per conoscere meglio il loro pensiero sui rispettivi campionati.

 

 

 

 

 

 

 FRANCESCO MENDICINO

Partiamo dalla fine, tornando per un attimo al triplice fischio finale. Ci racconti quei momenti e ci descriva le sue emozioni.

Un'emozione straordinaria. C'era in gioco la serie b e la settimana che ha preceduto la partita è stata caratterizzata da una passione incredibile da parte dei nostri tifosi, i quali hanno seguito gli allenamenti durante la settimana, hanno organizzato la trasferta  curando tutto nei dettagli, hanno dato alla squadra una carica impressionante. Non è stato semplice frenare l'entusiasmo prima dell'incontro. La tensione era tanta ma al triplice fischio finale ho visto gli occhi dei miei immensi ragazzi e mi sono commosso perchè ho pensato a tutto quello che è stato fatto per raggiungere questo prestigioso traguardo. 

Ritorniamo ad inizio stagione. Quante possibilità si era dato per la vittoria del campionato?

All'inizio non ho parlato di obiettivi perchè non conoscevo bene questo tipo di campionato. Però onestamente alla fine del girone di andata, dopo averle affrontate tutte ero convinto di portare a Rogliano la terza promozione consecutiva.

Le squadre che hanno lottato con voi per la vittoria finale, erano quelle che lei aveva previsto fossero ad inizio stagione oppure se ne aspettava altre.

Oltre a Citrarum e Carpe Diem mi aspettavo un campionato diverso da parte della Fata Morgana, visto che ha in rosa molti elementi che hanno giocato in categorie superiori.

Distribuisca in percentuale i meriti della vittoria del campionato tra dirigenza, allenatore e giocatori e ci spieghi le motivazioni.

Tutti hanno dato un grande contributo al progetto Rogliano. Non mi piace parlare di percentuali.  Quando si vince un campionato di questo livello significa che tutte le componenti hanno grandi meriti. C'è bisogno di una società presente, di un allenatore competente e di calcettisti bravi ed intelligenti.

In genere si dice che i giocatori sul campo riflettano il carattere del proprio allenatore. Io ritengo che lei abbia inciso in maniera determinate suoi uomini sia a livello tattico che psicologico.

Io parlo molto con i miei ragazzi e ho un rapporto diretto con loro. Non c'è ipocrisia, c'è grande rispetto dei ruoli ma soprattutto delle persone. Ci sono regole precise che vanno rispettate sempre e comunque. Chi non accetta queste regole può andare a casa, chiunque esso sia. Si vince con il gruppo, si vive con il gruppo e i risultati si ottengono per il gruppo. I ragazzi fin dall'inizio hanno recepito e condiviso quelle che sono le mie convinzioni dal punto di vista tattico e hanno capito quello che voglio all'interno dello spogliatoio, quindi hanno sposato in pieno il mio progetto. Per fare questo però c'è bisogno di avere a disposizione uomini intelligenti, uomini prima che calcettisti. E vi posso garantire che questi sono uomini straordinari.

Qual è stato il momento più difficile della stagione e quando invece ha avuto la certezza che la sua squadra avrebbe vinto il torneo?

Il momento più difficile lo abbiamo attraversato a Dicembre a causa di alcuni problemi economici che ha avuto la società, ma anche in quel caso i ragazzi hanno dato dimostrazione di grande correttezza e rispetto verso un paese intero. La certezza di vincere il campionato non l'ha mai avuta. Ero convinto però di vincere il campionato alla fine del girone di andata dopo aver affrontato tutte le squadre. In quella occasione capii che avremmo potuto vincere il quinto campionato consecutivo.

Sinceramente, secondo lei il campionato l’ha vinto la squadra più forte?

Sicuramente si, lo dimostrano tanti fattori. Se penso alla differenza reti generale, al fatto che a Reggio Gallina abbiamo regalato 3 punti giocando con un giocatore di movimento in porta causa infortunio dei tre portieri rischiando addirittura di vincere la partita, agli infortunati cronici Lanni e Berardi, al fatto di essere stati primi per 20 giornate di campionato su 26, credo si possa affermare con fermezza che ha vinto la squadra più forte in assoluto.

La cosa più bella e quella che invece non le è piaciuta in questa stagione.

Sono tante le cose belle. La più bella però è stata sicuramente quella di essere accolti da mille persone a Rogliano con bandiere, striscioni, sciarpe ecc. dopo la vittoria del campionato. Non lo dimenticherò mai. La cosa più brutta di questo campionato riguarda i fatti accaduti a Reggio Calabria la scorsa settimana. Dobbiamo imparare a vivere il calcio a 5 con una tensione diversa perchè se si dovessero verificare nuovamente episodi del genere sarebbe una grave sconfitta per tutti.

Tra venti giorni ci sarà la manifestazione “Noi del calcio A5”, durante la quale ci sarà il triangolare tra i top 12 dei tre campionati C1, C2A e C2B. Come al solito le liste dei dodici hanno suscitato qualche polemica. Lei che idea si è fatto?

Partiamo dal presupposto che le scelte sono state fatte dai tecnici delle varie squadre. E' ovvio che quando si fanno delle scelte inevitabilmente c'è chi rimane soddisfatto e chi meno. Ho partecipato lo scorso anno a questa fantastica manifestazione e devo dire che sono rimasto colpito positivamente dalla passione e dalla precisione degli organizzatori della disciplina stessa. E' una manifestazione che contribuisce a dare ancora più visibilità e crescita a questa disciplina e questo è un aspetto molto importante. I top 12 della serie C1 sono tutti grandi calcettisti e molti di loro hanno calcato palcoscenici importanti. E' ovvio che sono rimasti fuori elementi di indubbio spessore tecnico-tattico. D'altra parte, mi preme sottolineare che in questo tipo di manifestazione è giusto che quasi ogni squadra abbia un proprio rappresentante.

L’ultima domanda è quasi scontata. Un tecnico che vince è inevitabilmente al centro delle attenzioni di molte squadre che puntano a traguardi ambiziosi. Il suo futuro è ancora qui oppure potrebbe anche essere altrove?

Rogliano a noi ha dato tanto e noi abbiamo dato tanto a questo meraviglioso paese. L'affetto dei tifosi e il calore della gente di Rogliano sono cose che mi spingono a sposare nuovamente il progetto Rogliano. D'altra parte però sono consapevole del fatto che solo questo non basta per disputare il campionato che merita tutta la cittadinanza roglianese. Con questo voglio dire che ci devono essere tutte le condizioni per affrontare dignitosamente il campionato nazionale di seri B. Se così fosse, il sottoscritto non si tirerà indietro. Siamo stati contattati da alcune squadre con grandi ambizioni. Credo però sia giusto, prima di prendere decisioni, aspettare una società che per noi ha avuto grande rispetto.

 GIUSEPPE MADEO

Partiamo dalla fine, tornando per un attimo al triplice fischio finale. Ci racconti quei momenti e ci descriva le sue emozioni.

Ero particolarmente teso, perchè ero vicino a raccogliere i frutti del grande lavoro svolto e dei grandi sacrifici fatti per arrivare a conquistare questo torneo. Ho rivisto in quegli attimi, velocemente un’intera stagione. La scelta di guidare il Fabrizio è stata rischiosa, perché se avessi fallito, alla luce della precedente stagione negativa, mi sarei dovuto fare da parte. Le emozioni non si possono descrivere, posso solo dire che erano tante.

Ritorniamo ad inizio stagione. Quante possibilità si era dato per la vittoria del campionato?

Sinceramente pensavo che la squadra da battere fosse il Città di Rende, per qualità e completezza di organico, per cui prima che iniziasse il campionato mi sono preoccupato di lavorare per colmare questo gap. Una volta iniziato il torneo ho capito che ce la saremmo giocata alla pari.

Le squadre che hanno lottato con voi per la vittoria finale, erano quelle che lei aveva previsto fossero ad inizio stagione oppure se ne aspettava altre.

Come detto nella precedente domanda, ritenevo che il Città di Rende fosse la principale favorita, mentre sinceramente mi aspettavo qualcosa in più dal Parsifal. La sorpresa in positivo è stata la Sportiva Coriglianese, a cui faccio i complimenti.

Distribuisca in percentuale i meriti della vittoria del campionato tra dirigenza, allenatore e giocatori e ci spieghi le motivazioni.

Alla dirigenza va il merito di aver azzeccato le scelte di mercato, anche se essendo una dirigenza giovane, in qualche circostanza ha commesso qualche leggerezza, che però gli perdoniamo. A loro do il 20%. Il mio merito, più che dal punto di vista tecnico-tattico, è stato quello di trasformare 12 ragazzini in un gruppo di “uomini” granitico, capace di superare qualunque ostacolo, grazie al grande spirito di sacrificio. Il 25% credo sia la giusta percentuale di meriti. Il 55% va ai giocatori, che hanno capito da subito che per potersi imporre avrebbero dovuto lavorare sodo senza mai rilassarsi. Lo hanno fatto benissimo e nel campo non hanno mai ceduto un solo centimetro agli avversari. Il fatto che abbiano finito il campionato da imbattuti ne è la chiara testimonianza.

In genere si dice che i giocatori sul campo riflettano il carattere del proprio allenatore. Io ritengo che lei abbia inciso in maniera determinate sui suoi uomini sia a livello tattico che psicologico.

Diciamo che io ho cercato di dare al Fabrizio una propria identità, facendo capire ai giocatori che i risultati sarebbero venuti solo attraverso il gioco di squadra e che il gioco di squadra si sarebbe potuto costruire solo grazie all’apporto di tutti. Alla fine penso di aver dato il mio contributo per la vittoria del torneo.

Qual è stato il momento più difficile della stagione e quando invece ha avuto la certezza che la sua squadra avrebbe vinto il torneo?

Più che momento direi il periodo, quello iniziale, in cui abbiamo faticato molto per assimilare certi meccanismi. Questo lo abbiamo pagato con due pareggi, in casa con la Rendese e a Cariati, che ci hanno allontanato di 4 punti dal Città di Rende. Nello scontro diretto di Rende, i ragazzi mi hanno dato la risposta che tanto aspettavo e anche se ho sempre tenuto e fatto tenere i piedi ben saldi per terra a tutti, ho avuto la sensazione che il campionato lo avremmo potuto vincere. Per dirla tutta, in quella gara penso che anche i nostri avversari, abbiamo avvertito la forza del Fabrizio.

Sinceramente, secondo lei il campionato l’ha vinto la squadra più forte?

Dando un’occhiata ai numeri del Fabrizio verrebbe da pensare questo, ma obiettivamente penso di no, sono convinto però che lo abbia vinto la squadra che lo ha meritato di più in assoluto.

La cosa più bella e quella che invece non le è piaciuta in questa stagione.

Il gol del 1-2 di Schiavelli a 30 secondi dalla fine a Catanzaro contro il Parsifal, seguito  dall’incredibile abbraccio della squadra, che mi ha letteralmente travolto e buttato a terra, non lo dimenticherò mai. Non mi è piaciuto invece l’azione di chi ha tentato di macchiare la mia immagine, quella del Fabrizio e di Schiavelli inventando in maniera subdola una presunta gomitata data a  Gallucci e che non c’è mai stata. Io faccio tanto per insegnare ai miei ragazzi a rispettare gli avversari ed altri invece che tentano di fomentare l’astio con assurde bugie, piuttosto che cercare di stemperare gli animi ed abbassare i toni.

Tra meno di venti giorni ci sarà la manifestazione “Noi del calcio A5”, durante la quale ci sarà il triangolare tra i top 12 dei tre campionati C1, C2A e C2B. Come al solito le liste dei dodici hanno suscitato qualche polemica. Lei che idea si è fatto?

Essendo uno dei promotori di questa manifestazione, non posso che dir bene in quanto sono convinto possa dare la giusta importanza e visibilità al movimento del calcio A5 in Calabria. Le liste dei Top 12 faranno sempre discutere, nonostante le segnalazioni arrivino dai tecnici, che sono gli unici in grado di stabilire chi ha veramente inciso in una partita. La cosa importante è che sono stati coinvolti molti atleti di più società. Chi è rimasto fuori penso sia ancora più stimolato a fare bene nella prossima stagione, per poter esserci.

L’ultima domanda è quasi scontata. Un tecnico che vince è inevitabilmente al centro delle attenzioni di molte squadre che puntano a traguardi ambiziosi. Il suo futuro è ancora qui oppure potrebbe anche essere altrove?

Ricevere apprezzamenti da altre squadre fa sempre piacere, la mia scelta però non sarà condizionata dalla lusinghe. Al momento non ho ancora deciso, anche perché devo ancora incontrare la mia attuale società alla quale do comunque la priorità. Io spero che si possano creare i presupposti per continuare, se invece dovessero venire meno, opterò per altre soluzioni.

CARLO ALIA

Partiamo dalla fine, tornando per un attimo al triplice fischio finale. Ci racconti quei momenti e ci descriva le sue emozioni.

Ti passa davanti tutta la stagione, tutti i sacrifici fatti per arrivare, quanto abbiamo lottato per raggiungere questo traguardo, in due parole, gioia e soddisfazione.

Ritorniamo ad inizio stagione. Quante possibilità si era dato per la vittoria del campionato?

Sinceramente ho sempre pensato che questo gruppo avrebbe lottato per vincere e che difficilmente si sarebbe fatto sfuggire questo campionato, troppi i valori in gioco per fa si che ciò non accadesse.

Le squadre che hanno lottato con voi per la vittoria finale, erano quelle che lei aveva previsto fossero ad inizio stagione oppure se ne aspettava altre.

Penso sia andato tutto secondo copione a parte l'esclusione della Città di Vibo dai play off per i motivi che tutti conosciamo.

Distribuisca in percentuale i meriti della vittoria del campionato tra dirigenza, allenatore e giocatori e ci spieghi le motivazioni.

60% i giocatori, perchè sono loro a scendere in campo e a decidere le sorti dell'incontro. Il 25% all’allenatore perche è la persona che deve tenere i giusti equilibri all'interno del gruppo. Il 15% alla società, perche ha lavorato tanto e bene affinchè si concretizzasse la possibilità di disporre del palazzetto che è stato un elemento importante per la vittoria del campionato.

In genere si dice che i giocatori sul campo riflettano il carattere del proprio allenatore. Io ritengo che lei abbia inciso in maniera determinate suoi uomini sia a livello tattico che psicologico.

Sicuramente in questi anni abbiamo maturato una forte mentalità vincente, che ci ha dato la forza di crederci sempre e ci ha permesso di vincere tre campionati in tre anni e mezzo.

Qual è stato il momento più difficile della stagione e quando invece ha avuto la certezza che la sua squadra avrebbe vinto il torneo?

Credo di non sbagliare dicendo che il momento più difficile è stato la seconda parte del girone d'andata, che ci ha visti sconfitti in 5 gare su sette a causa dei tanti infortuni che hanno colpito più giocatori. La certezza della vittoria del torneo l'ho avuta dopo la trasferta di San Leo.

Sinceramente, secondo lei il campionato l’ha vinto la squadra più forte?

Assolutamente si.

La cosa più bella e quella che invece non le è piaciuta in questa stagione.

La cosa più bella è aver vinto per il secondo anno consecutivo la coppa disciplina. Quello che non mi è piaciuto? In una stagione cosi non c'è nulla che non mi sia piaciuto.

Tra meno di venti giorni ci sarà la manifestazione “Noi del calcio A5”, durante la quale ci sarà il triangolare tra i top 12 dei tre campionati C1, C2A e C2B. Come al solito le liste dei dodici hanno suscitato qualche polemica. Lei che idea si è fatto?

Quello che penso io , è che questa giornata deve essere una festa per lo sport, quindi lasciamo perdere le polemiche e divertiamoci.

L’ultima domanda è quasi scontata. Un tecnico che vince è inevitabilmente al centro delle attenzioni di molte squadre che puntano a traguardi ambiziosi. Il suo futuro è ancora qui oppure potrebbe anche essere altrove?

Sinceramente credo di essere già in una squadra ambiziosa quindi, non penso di andare altrove. L'unico motivo che mi potrebbe spingere altrove è la non riconferma, siccome c'è già stata non mi muovo . 

 
<< Inizio < Prec. 1 2 3 Succ. > Fine >>

Pagina 2 di 3

Cerca nel sito

Le nostre interviste