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Mendicino, Madeo e Alia tre allenatori diversi tra loro ma accomunati dalla stesso risultato finale, la vittoria. Abbiamo rivolto loro una serie di domande, per rivivere il film della stagione appena conclusa e per conoscere meglio il loro pensiero sui rispettivi campionati.
FRANCESCO MENDICINO
Partiamo dalla fine, tornando per un attimo al triplice fischio finale. Ci racconti quei momenti e ci descriva le sue emozioni.
Un'emozione straordinaria. C'era in gioco la serie b e la settimana che ha preceduto la partita è stata caratterizzata da una passione incredibile da parte dei nostri tifosi, i quali hanno seguito gli allenamenti durante la settimana, hanno organizzato la trasferta curando tutto nei dettagli, hanno dato alla squadra una carica impressionante. Non è stato semplice frenare l'entusiasmo prima dell'incontro. La tensione era tanta ma al triplice fischio finale ho visto gli occhi dei miei immensi ragazzi e mi sono commosso perchè ho pensato a tutto quello che è stato fatto per raggiungere questo prestigioso traguardo.
Ritorniamo ad inizio stagione. Quante possibilità si era dato per la vittoria del campionato?
All'inizio non ho parlato di obiettivi perchè non conoscevo bene questo tipo di campionato. Però onestamente alla fine del girone di andata, dopo averle affrontate tutte ero convinto di portare a Rogliano la terza promozione consecutiva.
Le squadre che hanno lottato con voi per la vittoria finale, erano quelle che lei aveva previsto fossero ad inizio stagione oppure se ne aspettava altre.
Oltre a Citrarum e Carpe Diem mi aspettavo un campionato diverso da parte della Fata Morgana, visto che ha in rosa molti elementi che hanno giocato in categorie superiori.
Distribuisca in percentuale i meriti della vittoria del campionato tra dirigenza, allenatore e giocatori e ci spieghi le motivazioni.
Tutti hanno dato un grande contributo al progetto Rogliano. Non mi piace parlare di percentuali. Quando si vince un campionato di questo livello significa che tutte le componenti hanno grandi meriti. C'è bisogno di una società presente, di un allenatore competente e di calcettisti bravi ed intelligenti.
In genere si dice che i giocatori sul campo riflettano il carattere del proprio allenatore. Io ritengo che lei abbia inciso in maniera determinate suoi uomini sia a livello tattico che psicologico.
Io parlo molto con i miei ragazzi e ho un rapporto diretto con loro. Non c'è ipocrisia, c'è grande rispetto dei ruoli ma soprattutto delle persone. Ci sono regole precise che vanno rispettate sempre e comunque. Chi non accetta queste regole può andare a casa, chiunque esso sia. Si vince con il gruppo, si vive con il gruppo e i risultati si ottengono per il gruppo. I ragazzi fin dall'inizio hanno recepito e condiviso quelle che sono le mie convinzioni dal punto di vista tattico e hanno capito quello che voglio all'interno dello spogliatoio, quindi hanno sposato in pieno il mio progetto. Per fare questo però c'è bisogno di avere a disposizione uomini intelligenti, uomini prima che calcettisti. E vi posso garantire che questi sono uomini straordinari.
Qual è stato il momento più difficile della stagione e quando invece ha avuto la certezza che la sua squadra avrebbe vinto il torneo?
Il momento più difficile lo abbiamo attraversato a Dicembre a causa di alcuni problemi economici che ha avuto la società, ma anche in quel caso i ragazzi hanno dato dimostrazione di grande correttezza e rispetto verso un paese intero. La certezza di vincere il campionato non l'ha mai avuta. Ero convinto però di vincere il campionato alla fine del girone di andata dopo aver affrontato tutte le squadre. In quella occasione capii che avremmo potuto vincere il quinto campionato consecutivo.
Sinceramente, secondo lei il campionato l’ha vinto la squadra più forte?
Sicuramente si, lo dimostrano tanti fattori. Se penso alla differenza reti generale, al fatto che a Reggio Gallina abbiamo regalato 3 punti giocando con un giocatore di movimento in porta causa infortunio dei tre portieri rischiando addirittura di vincere la partita, agli infortunati cronici Lanni e Berardi, al fatto di essere stati primi per 20 giornate di campionato su 26, credo si possa affermare con fermezza che ha vinto la squadra più forte in assoluto.
La cosa più bella e quella che invece non le è piaciuta in questa stagione.
Sono tante le cose belle. La più bella però è stata sicuramente quella di essere accolti da mille persone a Rogliano con bandiere, striscioni, sciarpe ecc. dopo la vittoria del campionato. Non lo dimenticherò mai. La cosa più brutta di questo campionato riguarda i fatti accaduti a Reggio Calabria la scorsa settimana. Dobbiamo imparare a vivere il calcio a 5 con una tensione diversa perchè se si dovessero verificare nuovamente episodi del genere sarebbe una grave sconfitta per tutti.
Tra venti giorni ci sarà la manifestazione “Noi del calcio A5”, durante la quale ci sarà il triangolare tra i top 12 dei tre campionati C1, C2A e C2B. Come al solito le liste dei dodici hanno suscitato qualche polemica. Lei che idea si è fatto?
Partiamo dal presupposto che le scelte sono state fatte dai tecnici delle varie squadre. E' ovvio che quando si fanno delle scelte inevitabilmente c'è chi rimane soddisfatto e chi meno. Ho partecipato lo scorso anno a questa fantastica manifestazione e devo dire che sono rimasto colpito positivamente dalla passione e dalla precisione degli organizzatori della disciplina stessa. E' una manifestazione che contribuisce a dare ancora più visibilità e crescita a questa disciplina e questo è un aspetto molto importante. I top 12 della serie C1 sono tutti grandi calcettisti e molti di loro hanno calcato palcoscenici importanti. E' ovvio che sono rimasti fuori elementi di indubbio spessore tecnico-tattico. D'altra parte, mi preme sottolineare che in questo tipo di manifestazione è giusto che quasi ogni squadra abbia un proprio rappresentante.
L’ultima domanda è quasi scontata. Un tecnico che vince è inevitabilmente al centro delle attenzioni di molte squadre che puntano a traguardi ambiziosi. Il suo futuro è ancora qui oppure potrebbe anche essere altrove?
Rogliano a noi ha dato tanto e noi abbiamo dato tanto a questo meraviglioso paese. L'affetto dei tifosi e il calore della gente di Rogliano sono cose che mi spingono a sposare nuovamente il progetto Rogliano. D'altra parte però sono consapevole del fatto che solo questo non basta per disputare il campionato che merita tutta la cittadinanza roglianese. Con questo voglio dire che ci devono essere tutte le condizioni per affrontare dignitosamente il campionato nazionale di seri B. Se così fosse, il sottoscritto non si tirerà indietro. Siamo stati contattati da alcune squadre con grandi ambizioni. Credo però sia giusto, prima di prendere decisioni, aspettare una società che per noi ha avuto grande rispetto.
GIUSEPPE MADEO
Partiamo dalla fine, tornando per un attimo al triplice fischio finale. Ci racconti quei momenti e ci descriva le sue emozioni.
Ero particolarmente teso, perchè ero vicino a raccogliere i frutti del grande lavoro svolto e dei grandi sacrifici fatti per arrivare a conquistare questo torneo. Ho rivisto in quegli attimi, velocemente un’intera stagione. La scelta di guidare il Fabrizio è stata rischiosa, perché se avessi fallito, alla luce della precedente stagione negativa, mi sarei dovuto fare da parte. Le emozioni non si possono descrivere, posso solo dire che erano tante.
Ritorniamo ad inizio stagione. Quante possibilità si era dato per la vittoria del campionato?
Sinceramente pensavo che la squadra da battere fosse il Città di Rende, per qualità e completezza di organico, per cui prima che iniziasse il campionato mi sono preoccupato di lavorare per colmare questo gap. Una volta iniziato il torneo ho capito che ce la saremmo giocata alla pari.
Le squadre che hanno lottato con voi per la vittoria finale, erano quelle che lei aveva previsto fossero ad inizio stagione oppure se ne aspettava altre.
Come detto nella precedente domanda, ritenevo che il Città di Rende fosse la principale favorita, mentre sinceramente mi aspettavo qualcosa in più dal Parsifal. La sorpresa in positivo è stata la Sportiva Coriglianese, a cui faccio i complimenti.
Distribuisca in percentuale i meriti della vittoria del campionato tra dirigenza, allenatore e giocatori e ci spieghi le motivazioni.
Alla dirigenza va il merito di aver azzeccato le scelte di mercato, anche se essendo una dirigenza giovane, in qualche circostanza ha commesso qualche leggerezza, che però gli perdoniamo. A loro do il 20%. Il mio merito, più che dal punto di vista tecnico-tattico, è stato quello di trasformare 12 ragazzini in un gruppo di “uomini” granitico, capace di superare qualunque ostacolo, grazie al grande spirito di sacrificio. Il 25% credo sia la giusta percentuale di meriti. Il 55% va ai giocatori, che hanno capito da subito che per potersi imporre avrebbero dovuto lavorare sodo senza mai rilassarsi. Lo hanno fatto benissimo e nel campo non hanno mai ceduto un solo centimetro agli avversari. Il fatto che abbiano finito il campionato da imbattuti ne è la chiara testimonianza.
In genere si dice che i giocatori sul campo riflettano il carattere del proprio allenatore. Io ritengo che lei abbia inciso in maniera determinate sui suoi uomini sia a livello tattico che psicologico.
Diciamo che io ho cercato di dare al Fabrizio una propria identità, facendo capire ai giocatori che i risultati sarebbero venuti solo attraverso il gioco di squadra e che il gioco di squadra si sarebbe potuto costruire solo grazie all’apporto di tutti. Alla fine penso di aver dato il mio contributo per la vittoria del torneo.
Qual è stato il momento più difficile della stagione e quando invece ha avuto la certezza che la sua squadra avrebbe vinto il torneo?
Più che momento direi il periodo, quello iniziale, in cui abbiamo faticato molto per assimilare certi meccanismi. Questo lo abbiamo pagato con due pareggi, in casa con la Rendese e a Cariati, che ci hanno allontanato di 4 punti dal Città di Rende. Nello scontro diretto di Rende, i ragazzi mi hanno dato la risposta che tanto aspettavo e anche se ho sempre tenuto e fatto tenere i piedi ben saldi per terra a tutti, ho avuto la sensazione che il campionato lo avremmo potuto vincere. Per dirla tutta, in quella gara penso che anche i nostri avversari, abbiamo avvertito la forza del Fabrizio.
Sinceramente, secondo lei il campionato l’ha vinto la squadra più forte?
Dando un’occhiata ai numeri del Fabrizio verrebbe da pensare questo, ma obiettivamente penso di no, sono convinto però che lo abbia vinto la squadra che lo ha meritato di più in assoluto.
La cosa più bella e quella che invece non le è piaciuta in questa stagione.
Il gol del 1-2 di Schiavelli a 30 secondi dalla fine a Catanzaro contro il Parsifal, seguito dall’incredibile abbraccio della squadra, che mi ha letteralmente travolto e buttato a terra, non lo dimenticherò mai. Non mi è piaciuto invece l’azione di chi ha tentato di macchiare la mia immagine, quella del Fabrizio e di Schiavelli inventando in maniera subdola una presunta gomitata data a Gallucci e che non c’è mai stata. Io faccio tanto per insegnare ai miei ragazzi a rispettare gli avversari ed altri invece che tentano di fomentare l’astio con assurde bugie, piuttosto che cercare di stemperare gli animi ed abbassare i toni.
Tra meno di venti giorni ci sarà la manifestazione “Noi del calcio A5”, durante la quale ci sarà il triangolare tra i top 12 dei tre campionati C1, C2A e C2B. Come al solito le liste dei dodici hanno suscitato qualche polemica. Lei che idea si è fatto?
Essendo uno dei promotori di questa manifestazione, non posso che dir bene in quanto sono convinto possa dare la giusta importanza e visibilità al movimento del calcio A5 in Calabria. Le liste dei Top 12 faranno sempre discutere, nonostante le segnalazioni arrivino dai tecnici, che sono gli unici in grado di stabilire chi ha veramente inciso in una partita. La cosa importante è che sono stati coinvolti molti atleti di più società. Chi è rimasto fuori penso sia ancora più stimolato a fare bene nella prossima stagione, per poter esserci.
L’ultima domanda è quasi scontata. Un tecnico che vince è inevitabilmente al centro delle attenzioni di molte squadre che puntano a traguardi ambiziosi. Il suo futuro è ancora qui oppure potrebbe anche essere altrove?
Ricevere apprezzamenti da altre squadre fa sempre piacere, la mia scelta però non sarà condizionata dalla lusinghe. Al momento non ho ancora deciso, anche perché devo ancora incontrare la mia attuale società alla quale do comunque la priorità. Io spero che si possano creare i presupposti per continuare, se invece dovessero venire meno, opterò per altre soluzioni.
CARLO ALIA
Partiamo dalla fine, tornando per un attimo al triplice fischio finale. Ci racconti quei momenti e ci descriva le sue emozioni.
Ti passa davanti tutta la stagione, tutti i sacrifici fatti per arrivare, quanto abbiamo lottato per raggiungere questo traguardo, in due parole, gioia e soddisfazione.
Ritorniamo ad inizio stagione. Quante possibilità si era dato per la vittoria del campionato?
Sinceramente ho sempre pensato che questo gruppo avrebbe lottato per vincere e che difficilmente si sarebbe fatto sfuggire questo campionato, troppi i valori in gioco per fa si che ciò non accadesse.
Le squadre che hanno lottato con voi per la vittoria finale, erano quelle che lei aveva previsto fossero ad inizio stagione oppure se ne aspettava altre.
Penso sia andato tutto secondo copione a parte l'esclusione della Città di Vibo dai play off per i motivi che tutti conosciamo.
Distribuisca in percentuale i meriti della vittoria del campionato tra dirigenza, allenatore e giocatori e ci spieghi le motivazioni.
60% i giocatori, perchè sono loro a scendere in campo e a decidere le sorti dell'incontro. Il 25% all’allenatore perche è la persona che deve tenere i giusti equilibri all'interno del gruppo. Il 15% alla società, perche ha lavorato tanto e bene affinchè si concretizzasse la possibilità di disporre del palazzetto che è stato un elemento importante per la vittoria del campionato.
In genere si dice che i giocatori sul campo riflettano il carattere del proprio allenatore. Io ritengo che lei abbia inciso in maniera determinate suoi uomini sia a livello tattico che psicologico.
Sicuramente in questi anni abbiamo maturato una forte mentalità vincente, che ci ha dato la forza di crederci sempre e ci ha permesso di vincere tre campionati in tre anni e mezzo.
Qual è stato il momento più difficile della stagione e quando invece ha avuto la certezza che la sua squadra avrebbe vinto il torneo?
Credo di non sbagliare dicendo che il momento più difficile è stato la seconda parte del girone d'andata, che ci ha visti sconfitti in 5 gare su sette a causa dei tanti infortuni che hanno colpito più giocatori. La certezza della vittoria del torneo l'ho avuta dopo la trasferta di San Leo.
Sinceramente, secondo lei il campionato l’ha vinto la squadra più forte?
Assolutamente si.
La cosa più bella e quella che invece non le è piaciuta in questa stagione.
La cosa più bella è aver vinto per il secondo anno consecutivo la coppa disciplina. Quello che non mi è piaciuto? In una stagione cosi non c'è nulla che non mi sia piaciuto.
Tra meno di venti giorni ci sarà la manifestazione “Noi del calcio A5”, durante la quale ci sarà il triangolare tra i top 12 dei tre campionati C1, C2A e C2B. Come al solito le liste dei dodici hanno suscitato qualche polemica. Lei che idea si è fatto?
Quello che penso io , è che questa giornata deve essere una festa per lo sport, quindi lasciamo perdere le polemiche e divertiamoci.
L’ultima domanda è quasi scontata. Un tecnico che vince è inevitabilmente al centro delle attenzioni di molte squadre che puntano a traguardi ambiziosi. Il suo futuro è ancora qui oppure potrebbe anche essere altrove?
Sinceramente credo di essere già in una squadra ambiziosa quindi, non penso di andare altrove. L'unico motivo che mi potrebbe spingere altrove è la non riconferma, siccome c'è già stata non mi muovo . |